La Dottrina degli Illuminati
Il Sacro Graal
METAFISICA
SOCRATE: [...] altri invece, dei cui misteri intendo parlarti, sono molto più sottili. Il loro principio dunque, a partire dal quale serpeggiano anche tutti gli argomenti dei quali or ora parlavamo, è questo, che il tutto è movimento e non v’è null’altro oltre a questo; del movimento, dunque, vi sono due specie, ciascuna infinita di numero, l’una avente potenza d’agire, l’altra di patire. Dunque, dall’associazione di queste e dall’attrito dell’una coll’altra si generano progenie infinite di numero, [156b] tuttavia di due generi gemelli, il sensibile e la percezione sensibile, sempre concomitante e generata congiuntamente al sensibile. Da un lato, quindi, le percezioni sensibili, le quali hanno per noi tali nomi: visive ed uditive ed olfattive e di freddo e di caldo e, ecco dunque, quelle chiamate piaceri e dolori e desideri e paure ed altre, quelle senza nome, anch’esse infinite, e le numerosissime che invece han denominazione; dall’altro lato il genere del sensibile generato insieme a ciascuna di queste, [156c] colle percezioni visive d’ogni varietà si generano colori d’ogni varietà, allo stesso modo dunque in cui colle auditive si generano suoni e colle altre percezioni sensibili si generano gli altri sensibili congeneri.[...]
GNOSEOLOGIA
[...] SOCRATE: Vedi se in qualche modo arriviamo alla conclusione. Esso significa che tutte queste cose, come dicevamo, si muovono, e nel loro
movimento sono insite velocità e lentezza. Tutto quel che è lento contiene
[156d] il movimento nello stesso luogo e relativamente a quello che gli è posto vicino, e così genera pure, ma, quanto nasce in tal maniera, è più veloce. Di fatto si muove e in questo spostarsi sta per natura il suo
movimento. Quando lo sguardo e un altro qualunque oggetto tra quelli che con lo sguardo sono commensurabili, producono la bianchezza, coll’avvicinarsi, e la sensazione che le è connaturata, cosa che non potrebbe
avvenire se l’uno e l’altro di questi due andassero chi in un verso e chi in un altro, allora, muovendosi nello spazio di mezzo, la vista in relazione agli
occhi [156e] e anche la bianchezza in relazione alla sensazione che insieme
genera il colore, allora appunto l’occhio si fa pieno di vista e vede e non
diventa più vista, ma occhio che vede, e ciò che insieme all’occhio genera il
colore vien riempito di bianchezza e diventa non bianchezza ma bianco, sia
esso legno, o pietra o un’altra cosa qualunque, cui è accaduto di essere tinto
di tale colore bianco. E così anche per il resto, il duro, il caldo e tutto quanto
si deve intendere in questo modo, che nessuna qualità di per se stessa è nulla,
[157a] cosa che dicevamo anche allora, ma che, nell’unione delle une con le
altre, diventano tutto e diverse in conseguenza del movimento, poiché il
fattore che agisce e quello che subisce, essi dicono, non è possibile pensarli
sicuramente in relazione a una cosa sola. Infatti non esiste fattore che agisce
prima che non si sia unito a quello che subisce, né vi è fattore che subisce
prima di essere unito a quello che agisce. Quello poi che è fattore agente
quando si unisce con qualche cosa, incontrandone un’altra subito diventa
fattore che subisce. Così da tutto ciò, come dicevamo all’inizio, ne consegue
che nessuna cosa è in sé e per sé, ma sempre diviene in rapporto a un’altra, e
dunque [157b] l’essere va eliminato in ogni modo, anche se noi spesso,
anche poco fa, siamo stati costretti a farne uso, un po’ per consuetudine, un
po’ per inesperienza. Questo non bisogna farlo, secondo il ragionamento dei
sapienti, né ammettere “una cosa” o “di qualcosa” o “di me” o “questo” o
“quello” o alcun altro nome che indichi staticità, ma usarne secondo la natura
delle cose e dire che esse si generano, si compiono, vanno in rovina, subiscono alterazioni. Perché se qualcuno rende fermo qualcosa col suo
argomentare, egli può essere agevolmente contestato. Occorre dunque parlare
in questo modo sia delle cose singole, sia anche di molte messe insieme,
come l’insieme cui pongono [157c] il nome di uomo, di pietra, e ogni tipo di animale e specie.
Platone, Teeteto
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