La Dottrina degli Illuminati
Teologia e Cosmologia
Il Demiurgo
In queste pagine, tratte da Il pendolo di Foucault, Umberto Eco, ricorrendo ad una particolare tecnica narrativa - scrivere in filigrana - descrive la "creazione" dell'Universo ad opera del Demiurgo attraverso le varie fasi dell'evoluzione dello stile pittorico di Riccardo (il Demiurgo), un artista le cui opere vengono esposte ad una festa organizzata dalla rivista Picatrix.
...................................
Io sono l'onorata e l'odiata.
Io sono la prostituta e la santa.
(Frammento di Nag Hammadi 6,2)
Entrò Lorenza Pellegrini. Belbo guardò il soffitto e chiese un ultimo martini. C'era tensione nell'aria e accennai ad alzarmi. Lorenza mi trattenne. "No, venite tutti con me, stasera si apre la nuova mostra di Riccardo, inaugura un nuovo stile! È grande, tu Jacopo lo conosci." Sapevo chi era Riccardo, girava sempre da Pilade (lapide), ma allora non capii perché Belbo si concentrò con maggior impegno sul soffitto. Dopo aver letto i files so che Riccardo era l'uomo con la cicatrice, con cui Belbo non aveva avuto il coraggio di ingaggiar rissa. (Belbo vs Riccardo = Cristo vs Yahweh)
Lorenza insisteva, la galleria non era lontano da Pilade, avevano organizzato una festa vera e propria, anzi un'orgia. Diotallevi ne fu sconvolto e disse subito che doveva rientrare, io ero incerto, ma era evidente che Lorenza voleva anche me, e anche questo faceva soffrire Belbo, che vedeva allontanarsi il momento del dialogo a tu per tu. Ma non potei sottrarmi all'invito e ci avviammo.
Io non amavo molto quel Riccardo.
(1^ fase) All'inizio degli anni sessanta produceva quadri molto noiosi, tessiture minute di neri e di grigi, molto geometriche, un poco optical, che facevano ballare gli occhi. Erano intitolati Composizione 15, Parallasse 17, Euclide X. Appena iniziato il sessantotto esponeva nelle case occupate, aveva di poco cambiato la tavolozza,
(2^ fase) ora erano solo contrasti violenti di neri e bianchi, la maglia era più grande, e i titoli suonavano Ce n'est qu'un debut, Molotov, Cento fiori. Quando ero tornato a Milano lo avevo visto esporre in un circolo dove si adorava il dottor Wagner,
(3^ fase) aveva eliminato i neri, lavorava su strutture bianche, dove i contrasti erano dati solo dai rilievi del tracciato su una carta Fabriano porosa, in modo che i quadri, spiegava, rivelassero profili diversi a seconda dell'incidenza della luce. Si intitolavano Elogio dell'ambiguità, A/Traverso, Ca, Bergstrasse e Denegazione 15. Quella sera, non appena entrati nella nuova galleria, capii che la poetica di Riccardo aveva subito una profonda evoluzione.
(4^ fase) L'esposizione si intitolava Megale Apophasis. Riccardo era passato al figurativo, con una tavolozza smagliante. Giocava di citazioni, e poiché non credo sapesse disegnare, immagino lavorasse proiettando sulla tela la diapositiva di un quadro celebre (il Demiurgo copia dal Mondo delle Idee platoniche) - le scelte si aggiravano tra pompiers fine secolo e simbolisti del primo Novecento. Sul tracciato originale lavorava con una tecnica puntinata, (gli atomi) attraverso gradazioni infinitesimali di colore, percorrendo punto a punto tutto lo spettro, in modo da iniziare sempre da un nucleo molto luminoso e fiammeggiante e finire sul nero assoluto - o viceversa, a seconda del concetto mistico o cosmologico che voleva esprimere. C'erano montagne che emanavano raggi di luce, scomposti in un pulviscolo
237
di sfere dai colori tenui, si intravedevano cieli concentrici con accenni di angeli dalle ali trasparenti, qualcosa di simile al Paradiso del Dorè. I titoli erano Beatrix, Mystica Rosa, Dante Gabriele 33, Fedeli d'Amore, Atanòr, Homunculus 666 - ecco da dove viene la passione di Lorenza per gli omuncoli, mi dissi. Il quadro più grande si intitolava Sophia, e rappresentava una specie di colata di angeli neri che sfumava alla base generando una creatura bianca accarezzata da grandi mani livide, ricalcate su quella che si vede ritta contro il cielo in Guernica. La commistione era dubbia, e da vicino l'esecuzione risultava rozza, ma da due o tre metri l'effetto era molto lirico. "Io sono un realista vecchio stampo," mi sussurrò Belbo, "capisco solo Mondrian. Che cosa rappresenta un quadro non geometrico?" " Prima lui (l'Architetto, il G.A.D.U.) era geometrico," dissi. "Quella non era geometria. Era piastrellatura per bagni."
238
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault
P.s. Cliccare sulle parole blu/link
_British_Museum.jpg)
giugno 02, 2022
RispondiElimina© Copyright 2001- Calogero Gurzeni - Tutti i diritti riservati