Rubedo



Poi fu una luce quasi abbacinante, e apparvero immagini sfavillanti, che si riflettevano per ogni dove creando un effetto di caleidoscopio. Gli effluvi ora erano liturgici, chiesastici, cominciai ad avvertire male alla testa, una sensazione di peso alla fronte, intravedevo una sala sfarzosa coperta di arazzi dorati, forse un banchetto nuziale , con uno sposo principesco e una sposa biancovestita, poi un re anziano e una regina sul trono, accanto a loro un guerriero, e un altro re scuro di pelle. Davanti al re un piccolo altarino su cui posavano un libro coperto di velluto nero e un lume in un candelabro d'avorio. Accanto al candelabro un globo ruotante e un orologio sormontato da una piccola fontana di cristallo, dalla quale scorreva un liquido color sangue. Sopra la fontana c'era forse un teschio, dalle occhiaie strisciava un serpente bianco [...] 

Il serpente si muoveva al ritmo di una musica triste e lenta. I vecchi monarchi indossavano ora una veste nera e davanti a loro stavano sei bare coperte. [...]

e vedemmo attraccare sei vascelli illuminati sui quali furono portati i feretri [...]

molti intorno a me mormoravano " le nozze, le nozze..." [...]

Nel basamento del castelletto si scorgevano i corpi dei decapitati. Una delle donne portò una cassetta da cui trasse un oggetto rotondo che depose sopra il basamento, in un fornice della torre centrale, e subito la fontana sul culmine prese a zampillare. Feci in tempo a riconoscere l'oggetto, era la testa del moro, che ora ardeva come un ceppo, ponendo in ebollizione l'acqua della fontana. Vapori, soffi, gorgoglii... [...]

La donna stava portando una sfera d'oro, apriva un rubinetto nel forno del basamento e faceva colare nella sfera un liquido rosso e denso. Poi la sfera fu aperta e in luogo del liquido rosso conteneva un uovo grande e bello, bianco come la neve.

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Le donne lo presero e lo posero a terra, in un mucchio di sabbia gialla, sino a che l'uovo si aprì e ne uscì un uccello, ancora deforme e sanguinante. Ma abbeverato col sangue dei decapitati cominciò a crescere sotto i nostri occhi diventando bello e splendente. Ora stavano decapitando l'uccello e riducendolo in cenere sopra un piccolo altare. Alcuni stavano impastando la cenere, versavano quella pasta in due stampi, e ponevano gli stampi a cuocere in un forno, soffiando sul fuoco con dei tubi. Alla fine gli stampi vennero aperti e apparvero due figure pallide e graziose, quasi trasparenti, un fanciullo e una fanciulla, alti non più di quattro spanne, morbidi e carnosi come creature vive, ma con gli occhi ancora vitrei, minerali. Furono posti sopra due cuscini e un vecchio versò loro in bocca gocce di sangue... [...]

Tutto si fece di un rosso fiammeggiante che lentamente si smorzò in indaco e violetto , e lo schermo si spense. Il dolore alla fronte mi si era fatto insopportabile . " Mysterium Magnum ," diceva Agliè, ora ad alta voce e quietamente, al mio fianco. " La rinascita dell'uomo nuovo attraverso la morte e la passione . Buona esecuzione, debbo dire, anche se il gusto allegorico ha forse inciso sulla precisione delle fasi . Quella che avete visto era una rappresentazione, è naturale, ma parlava di una Cosa. E il nostro ospite questa Cosa pretende di averla prodotta. Venite, andiamo a vedere il miracolo compiuto."

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Ci condusse fuori in giardino, e di colpo mi sentii meglio. Non osavo chiedere agli altri se Lorenza fosse davvero tornata. Avevo sognato. Ma dopo pochi passi entrammo in una serra , e di nuovo il calore soffocante mi stordì. Tra le piante, per lo più tropicali, stavano sei ampolle di vetro, a forma di pera — o di lacrima — ermeticamente chiuse con un sigillo, piene di un liquido cilestrino. [...]

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Finii in una sala sotto il livello del suolo, illuminata con parsimonia, dalle pareti in rocaille come le fontane del parco. [...]

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Ritrovai il mio gruppo. Dissi ad Agliè che avevo sentito qualcuno mormorare di una riunione. "Ah," disse Agliè, "siamo curiosi! Ma la capisco. Se si inoltra nei misteri ermetici vorrà saperne tutto. Ebbene, questa sera dovrebbe avvenire, per quel che ne so, l'iniziazione di un nuovo membro dell'Ordine della Rosa-Croce Antico e Accettato." "Si può vedere?" chiese Garamond. "Non si può. Non si deve. Non si dovrebbe. Non si potrebbe. Ma faremo come quei personaggi del mito greco, che videro quello che non dovevano, e affronteremo l'ira degli dei. Vi consento di gettare uno sguardo." Ci fece salire per una scaletta sino a un corridoio buio, scostò un tendaggio, e da una vetrata chiusa potemmo gettare un'occhiata nella sala sottostante, illuminata da alcuni bracieri ardenti. Le pareti erano tappezzate in damasco, ricamato a fiori di giglio, e sul fondo si ergeva un trono ricoperto da un baldacchino dorato. Ai fianchi del trono, sagomati in cartone, o in materiale plastico, posati su due treppiedi, un sole e una luna, piuttosto rozzi come esecuzione, ma ricoperti di stagnola o lamine di metallo, naturalmente d'oro e d'argento, e di un certo effetto, perché ciascun luminare era direttamente animato dalle fiamme di un braciere. Al di sopra del baldacchino pendeva dal soffitto un'enorme stella, rilucente di pietre preziose, o di vetrini. Il soffitto era rivestito in damasco azzurro costellato di grandi stelle argentate. Davanti al trono, un lungo tavolo decorato con palme su cui era posata una spada, e immediatamente davanti al tavolo un leone impagliato, dalle fauci spalancate. [...]

Al tavolo stava Bramanti, addobbato con una tunica scarlatta e paramenti verdi ricamati, una cappa bianca dalla frangia d'oro, una croce scintillante sul petto, e un cappello di forma vagamente mitrale, ornato di un pennacchio bianco e rosso. Davanti a lui, ieraticamente composte, una ventina di persone, egualmente in tunica scarlatta, ma senza paramenti. Tutti portavano sul petto qualcosa di dorato che mi parve dí riconoscere. Mi ricordai di un ritratto rinascimentale, di un gran naso asburgico, di quel curioso agnello dalle zampe pendule, impiccato alla vita. Coloro si adornavano di un'imitazione accettabile del Toson d'Oro. Bramanti stava parlando, con le braccia alzate, come se pronunciasse una litania, e gli astanti rispondevano a tratti. Poi Bramanti alzò la spada e tutti trassero dalla tunica uno stiletto, o un tagliacarte, e lo levarono in alto. E fu allora che Agliè abbassò il tendaggio. Avevamo visto troppo. [...]

Garamond era sbalordito. "Ma sono... massoni?"

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"Oh," disse Agliè, "che cosa vuol dire massoni? Sono gli adepti di un ordine cavalleresco, che si richiama ai Rosa-Croce e indirettamente ai Templari." [...]

"È semplice," stava rispondendo a Belbo, "se i Templari, quelli veri, hanno lasciato un segreto e istituito una continuità, occorrerà pure andare alla loro ricerca, e negli ambienti in cui più facilmente potrebbero mimetizzarsi, dove forse essi stessi inventano riti e miti per muoversi inosservati come un pesce nell'acqua. [...]

 E dove meglio potrebbe mascherarsi il vero Templare se non tra la folla delle sue caricature?"

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Umberto Eco, Il pendolo di Foucault

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